🍅LA FILOSOFIA DELLA CONSERVA DI POMODORO part II🍅

 

Immagine creata da me con AI


Dove eravamo rimasti dunque? Barattoli di tutte le dimensioni ben impilati, splendenti e più rossi del rosso possibile in una nicchia nel garage che una volta doveva essere una porta parecchio alta, parecchio larga, parecchio parecchie cose e al colmo pure a mezzaluna...(la famosa mezzaluna della pummarola) tant'è che ci stava ogni ben di Dio avendoci messo ad uopo un sacco di ripiani. Bene e adesso? E adesso ammesso e non concesso che non ci fosse ancora qualche barattolo avanzato dall'anno precedente si andava a procedere con l'uso e consumo dopo tanta fatica. Allora sia ben chiaro che io non ho nulla e quando dico nulla è proprio nulla, contro le cose fatte molto a mano e con molto impegno, per carità, ma siamo sempre lì...il gusto. Il gusto, sempre uguale, sempre lo stesso che, una settimana poteva anche andare, due pure, tre e va bene resistiamo, ma dopo cominciava a venirmi una nausea da paura. Come ho detto nella prima parte del pummarolesco racconto certi sono veri e propri piccoli traumi infantili (e anche adolescenziali e oltre). Infatti a me, in età adulta,  non è mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello di fare la pummarola o conserva (o passata ahahahah), non ne ho mai prodotto nemmeno un barattolo, MAI. Ho usato a volte pummarole comprate ma soprattutto ho sempre prediletto il cosiddetto "sugo a freddo" ovverosia prendere un pomodoro non troppo verde anzi, piuttosto maturo, se riuscivo lo pelavo altrimenti stai lì, se avevo a portata di mano il frullarello lo frullarellavo poi con quel che ne usciva ci aggiungevo un filo d'olio, un pizzico di sale, un mezzo cucchiaino di zucchero (eh questa cosa mi è rimasta devo dire; mi hanno raccontato qualche secolo fa che per togliere l'acidità del pomodoro bisognava aggiungere dello zucchero e mi è rimasta conficcata proprio nella materia grigia questa cosa, vera o no che sia). Poi che facevo, un po di aglio in polvere, un pò di cipolla in polvere, un pò di erba cipollina, un pò di pepe nero, se c'era un pò di zenzero e così via a simpatia e sentimento ma tutto rigorosamente, oltre che a freddo, anche a secco. Una scaldatina sul fornello tipo quando me lo dimenticavo cinque minuti, non di più e il sugo per la pasta era bello che pronto. E secondo me pure buono...perchè? Ehhh perché non era mai uguale perdindirindina perché a volte ci davo giù un pò di più con l'aglio a volte con la cipolla a volte con il pepe...era sempre una sorpresa insomma e vi giuro che la mia non era assolutamente pigrizia ma rimembranza, un tentativo di non emulare un qualcosa che mi aveva fatta stare parecchio male "C'era una volta, tanto tanto tempo fa" e via.
 
A differenza di questa "maniera" di fare lo sugo, invece mia mamma innanzitutto cominciava alle nove di mattina a cuocerlo sto sugo come se ore e ore e ore e ore e ore di bollitura dentro a questi poveracci di barattoli non fosse bastato. Eh no perché doveva cuocere bene la cipolla che non si doveva più vedere ma solo sentire, doveva cuocere bene l'aglio che non si doveva più vedere ma solo sentire e quelle poche volte che si faceva una specie di ragù, rigorosamente con la pummarola, della carne quasi non rimaneva più traccia soffocata da tonnellate di aglio e cipolla, magari due foglie di basilico sì, forse del rosmarino ma era tutto talmente concentrato che uno non abituato a quella miscela venefica avrebbe potuto rimanerci secco all'istante. Un pò di sofferenza insomma e continuo a ribadire che io amo la mia mamma che più non potrei ma a volte avrei preferito facesse da mangiare in modo un pò più, come dire "stronzo" io avrei fatto i salti alti fin lassù, e invece no, cuoci che ti cuoci che ti cuoci.

Eh insomma il momento di mettersi a tavola era un pochino drammatico diciamo e siamo solo al primo perché aspettate c'è anche la carne, la verdura... un attimo. Il problema era che a mio padre il riso proprio non piaceva (sarà per quel motivo che io praticamente non passa giorno che non mangi riso di qualsiasi forma, lunghezza, consistenza o gusto) e la pasta, per di più, gli piaceva SCOTTA. Sì avete capito bene, scotta ma scotta tipo poltiglia eh (diceva che al dente la digeriva dopo una settimana). Una schifezza da paura che sommata al sugo che cominciava a cuocere ai tempi di Neanderthal e finiva al tempo dell'homo sapiens sapiens io non vi sto a dire a fine pasto che colore aveva la mia faccia. Avremo potuto fare una votazione democratica ma no, era meglio di no altrimenti c'era il rischio di una lavanda gastrica un pò per tutti padre compreso che proprio la pasta al dente la aborriva in modo inenarrabile. Un pò di grana padano da grattugiare con la grattina o con quel coso infernale dove si girava la manovella e scricchiolava come un carrettino sotto al peso di venti balle di paglia e via verso nuove esaltanti avventure; che poi, che ci stava a fare il grana lì sopra che non ci si capiva più nulla? Che contibuiva in modo drammatico a rendere la poltiglia ancor più poltigliosa? Soprassediamo. Io invece la pasta la faccio al dente che più al dente non si puote che se davvero i denti non li si ha buoni si rischia grosso. Penso a volte che le mie innumerevoli problematiche gastro e anche intestinali abbian ragione d'essere a partire e nel continuare queste sane ma a volte deleterie,  parecchio concentrate, abitudini alimentari nel mio passato (ahahaha scusate ma tutto quel che nomina il passato, la passata il verbo passare insomma mi crea un minimo di ilarità isterica). Ma del resto non si finisce mai di imparare ad essere genitori e a volte proprio alcuni non ci riescono (io ne so qualcosa; magari non propino improbabili pummarole ma mia figlia dice spesso che la madre a volte è lei non io, hops). 

Immagine creata da me con AI (diochetristezza) la fanciullina triste dovrei essere io. A mia difesa ero un pò più caruccia 😂

Dove eravamo rimasti.
Ah sì, la pasta scotta. Dite che questo si poteva ancora sopportare? Ma sì dai. Il punto della situazione non era mia madre e che avesse il particolare desiderio di distruggere i nostri stomaci o intestini ma il fatto che, in una famiglia di quattro persone, due genitori et due figli (tre ogni tanto, ma si parlava sempre di politica a tavola in quel caso quindi non ho mai capito se quella furbona di mia sorella tra una falce e martello e uno Lenin non buttasse sotto il tavolo la pasta scotta, boh. Se ci riusciva beata lei); dicevo che in una famiglia molto media non si riuscisse a trovare una quadra gastronomica. La mia idea era sempre stata quella che "una volta a ciascuno non fa male a nessuno" nel senso che se una volta a settimana giusto per farmi piacere (e in fondo al cuore lo so che anche a mia madre piaceva) si fosse fatta una bella pasta al dente magari aglio e olio, magari pure in bianco chi se ne frega non sarebbe morto nessuno. Invece no. Pasta scotta every day e...con la pummarola. Ah un'altra cosa parecchio interessante...voi come la cuocete la pasta? Io nonostante abbia avuto un'infanzia così tribolata non mi è mai passato per la testa il fatto di cuocere la pasta se non in una bella pentola e pure aperta, senza coperchio toh tanto l'acqua bolle lo stesso ad una certa. Lo sapete mia madre dove cuoceva la pasta? NELLA PENTOLA A PRESSIONEEEEEEEEEE!! E qui mi fermo davvero perché temo per la vostra salute mentale. Magari ve lo dico nella terza parte...e questo dimostra anche che dagli e ridagli quando ti ostini a voler propinare ai figli (ma in ogni campo eh✳️) una cosa poi loro automaticamente e scientificamente faranno l'esatto contrario e sprecheranno gas ed acqua da bollire in una normalissima pentola per di più senza coperchio.

✳️per fare un piccolo, ma anche no, esempio, non penso che la mia povera mamma avrebbe mai pensato che io nella mia vita mi mettessi a dipingere, scrivere, suonare...invece è successo. Ma non che lei non fosse creativa, anni e anni prima che Trussardi tirasse fuori dal milionario cilindro i suoi maglioni dai quadri asimmetrici (spero di non aver sbagliato stilista) mia mamma già si dilettava ai ferri a farli quei maglioni  e senza aver copiato proprio da nessuno. Dei veri e propri capolavori. Peccato che non ci abbia creduto abbastanza nella sua creatività, più o meno come me ma forse di più, parecchio di più (scusa mamma, in fondo i blog sono anche una specie di autoanalisi non trovi?)

CONTINUA poi giuro che con i pranzetti di casa Merlo penso di aver finito.

Enrica Merlo
fu
MI MANCANO I FONDAMENTALI
ora
SI STA COME LE FOGLIE...


28 aprile 2026

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