🍅LA FILOSOFIA DELLA CONSERVA DI POMODORO part one🍅
Foto da Pinterest
Ah il tempo (atmosferico) sembra cambiato. Tuttavia la sera un pò freschetto fa, e allora? E allora si accende l'accogliente stufa a pellet e, almeno io così faccio, mi ci metto davanti con il mio gelido deretano davanti. E voi non avete, cari amici, la minima idea di cosa non riesca a scatenare questo semplice gesto. ll benessere che provoca al corpo ma soprattutto alla mente è tale che spesso, in questa ribollente posizione mi sovvengono idee e ricordi davvero incredibili. Ieri sera mi è tornata alla mente la mia mamma nel momento in cui giusto, giusto mi stavo riscaldando per bene come un polletto allo spiedo, girandomi verso la zona cucina e chiedendomi "che si fa stasera da mangiare?" eh, perché io mangio molto di più a cena che non a pranzo quindi essere a corto di idee diventa un problema.
Amo variare anche se ultimamente qualche problemino di salute mi induce a dover seguire non dico proprio una dieta ma almeno a mangiare decentemente. Sapete quando i ricordi arrivano così, senza averli minimamente evocati? Ecco questo mi è successo. Vi spiego un po' la struttura "de gustibus non disputandum est" della mia famiglia fintanto che esisteva 🥹. Pranzo pasta al pomodoro. Ma non pasta al pomodoro variabile, no, pasta al pomodoro sempre con lo stesso gusto e la stessa consistenza, poi vi spiego. In genere cotolette panate (pur non avendo minimamente origini milanesi che io sappia) e patatine fritte. Non dico che la tiritera fosse esattamente sempre questa ma era una filosofia per questo ho messo cotanto titolo all'articolo.
Pasta: fatta, come ho detto, sempre con lo stesso gusto. Mia mamma, mia madrina e mia zia facevano la conserva di pomodoro (pur non avendo minimamente origini del sud che io sappia) a tonnellate ogni santissimo anno e quando dico santissimo non scherzo. Perché questa cosa della conserva diventava un rito, una specie di cerimoniale tribale che praticamente durava tutto l'anno perché...raccogli le boccette di qualsiasi cosa ed occhio a non romperne una perché la tragedia era dietro l'angolo, le boccette, spesso già ri-usate da confetture e altre conserve varie, boccette dei capperi, boccette di pomodoro se disgraziatissimamente fosse già finita la conserva prima della scadenza della pummarola week. boccette prestate dai parenti, boccette, dove magari si erano messi a seccare i gusti, ultimamente anche le bottiglie di pummarola perché la mia mamma aveva in dotazione pure quella che sarebbe potuta paragonarsi una limousine ma per le pentole a pressione, alta quattro metri e mezzo, che incubo. Già, perché la differenza tra la pummarola fatta da una comunissima famiglia del sud e e la pummarola fatta da "mammaziamadrina" era che, invece di mettersi in cortile, in garage, o fuori sul marciapiede a bollire/sterilizzare le mefistofeliche boccette dentro ad enormi bidoni magari arrivati dritti dalla ex Sorin ora Livanova PLC con ancora quel retrogusto di polonio, no a casa mia si facevano bollire in casa con 50 gradi ma fa lo stesso, sul gas, e se non bastava pure su un gas posticcio nel garage che era universalmente noto per essere il posto più fresco delle torride estati padane ed invece si trasformava in un forno, in un forno porca miseria.
Una settimana di autentico inferno in cui le tre Streghe di Eastwick Piemonte version lavavano, rimestavano, passavano con quei cosi con la manovella, chiudevano barattoli, impilavano barattoli, bollivano barattoli, riponevano barattoli con un caldo infernale in religioso silenzio e se ti prendeva una sincope per caso, cavoli tuoi loro continuavano a fare quello che facevano, cioè la pummarola fosse anche cascato il mondo fosse anche arrivato molto anzitempo Trump con un bombolone direttamente davanti a casa, niente non c'era posto per altro nelle loro testoline pummarolate. Pur rosse come i suddetti pomodori continuavano alacremente la loro missione senza batter ciglio, secondo me pure di notte mentre dormivano sognavano le pummarole, ma porca miseria, di nuovo. Quindi, vietato stare male, vietato avere fame (perché non dico spesso ma ogni tanto pure si saltavano i pasti), vietato aprir bocca che sguardi maliardi e accusatori erano dietro l'angolo, era la settimana più temuta dell'anno, non so se ho reso l'idea.
Resa l'idea 🥵
Una parentesi piuttosto consolatoria di questo drammatico momento era quello dell'ANTIPASTO. Antipasto che si trova anche nei supermercati ma questa volta devo ammettere era meglio quello fatto insieme alla conserva e questo famoso antipasto era compito imprescindibile di mia madrina, La Mimma. L'antipasto era composto da verdure varie (io mi ricordo, fagiolini, carote, forse patate?, ah sì anche i peperoni tutti cotti insieme ai pomodori ed in ultimis o almeno credo, quando era ora di gustare il tutto si aggiungeva il tonno. Questo antipasto è anche detto "antipasto piemontese" ed io ne andavo matta. Il problema è che al confronto della conserva queste boccette, che vi vado qui sotto al illustrare, erano una rarità. Per dire, se la conserva per un anno intero faceva parte del pranzo quotidiano, l'antipasto piemontese si mangiava una volta ogni 158 giorni sù per giù e si riusciva a sentirne il gusto a malapena perché comunque in famiglia eravamo in quattro quando andava bene.
Immagine sgraffignata nuovamente a Pinterest. Il celeberrimo antipasto piemontese. Perché i barattoli sono girati al contrario? credo per una questione di aria all'interno del barattolo per una migliore conservazione.
Guai a chiedere al supermercato di comprare il noto Antipasto Galfré (che a sentirlo così ricorda un personaggio dei romanzi della mitica Stefania Bertola) "Giammai!! A casa abbiamo l'antipasto della Mimma" che, per carità era mille volte più buono, meno unto, meno chimico, ma io dico una volta dai, solo una volta. Questo per me è stato un vero e proprio trauma infantile. Tengo a precisare che tutto questo non vuol essere una critica nei confronti della mia povera mamma scomparsa ormai da 18 anni, semplicemente voleva farci mangiare sano e soprattutto insegnarci la morigeratezza anche nel cibo. Morigeratezza che se seguissi un pò di più anche adesso avrei spesso e volentieri, qualche mal di pancia in meno. Ci sto provando, giuro. Ad onor del vero a tutt'oggi raramente compro l'antipasto Galfrè e questo mi dice che la conserva e gli antipasti a volte ci si piantano saldamente nel DNA.
Ma torniamo a bomba alla conserva...che ce ne facevamo ordunque di un milione di barattoli di conserva una volta finita la pummarola week e ordinatamente riposti possibilmente in un luogo fresco ed ombreggiato? Beh, questo ve lo dico nel prossimo articolo, voglio lasciarvi con un pò di suspence.
CONTINUA...
Enrica Merlo
MI MANCANO I FONDAMENTALI
ora
SI STA COME LE FOGLIE...
21 aprile 2026
GIURO CHE CONTINUO 🏃🏻♀️➡️🏃🏻♀️➡️🏃🏻♀️➡️🏃🏻♀️➡️

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